Ci sono luoghi dell’esperienza in cui la competenza, da sola, non basta. Luoghi in cui ogni decisione rimette in gioco non soltanto il sapere, ma la persona intera: la sua storia, i suoi valori, la sua capacità di misura. L’estremo del minimo prende avvio da qui. Stefano Rausei, chirurgo generale esperto di chirurgia oncologica, formatosi al Policlinico Gemelli di Roma e in Lombardia, oggi direttore di reparto nel Servizio sanitario nazionale, racconta la propria formazione e la propria esperienza senza indulgenza polemica e senza alcun compiacimento autobiografico.
Al centro del libro c’è una ricerca di equilibrio: tra le radici familiari – una famiglia di artigiani marchigiani, il rispetto, il senso del dovere – e una professione esercitata là dove la vita si espone nella sua forma più vulnerabile. Nel rapporto con la cura, con la famiglia, con i colleghi, con l’istituzione, questo libro fa emergere un’idea non scontata di buon senso: non una dote spontanea, ma una pratica severa dell’umano, capace di orientare quando le formule e le teorie non bastano e le semplificazioni diventano cieche.