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Trasposizioni. Sull’etica nomade

ll termine “trasposizioni” ha una doppia fonte di ispirazione: la musica e la genetica. Esso indica un trasferimento intertestuale che attraversa confini incrociati o trasversali, un salto, cioè, da un codice, da un campo o da un asse, a un altro, non soltanto nel modo quantitativo delle moltiplicazioni plurali, ma anche, qualitativamente, delle molteplicità complesse. Non si tratta semplicemente di tessere insieme fili diversi, variazioni sul tema (testuale o musicale) ma di far risuonare la positività della differenza come tema specifico in sé. Come termine musicale la trasposizione indica le variazioni e i cambi di scala di un modello discontinuo eppure armonioso. Si tratta quindi di uno spazio intermedio di zigzag e incroci: non lineare ma neppure caotico; nomade, eppure responsabile e impegnato; creativo ma anche cognitivamente valido, speculativo e allo stesso tempo radicato materialmente – coerente senza però cadere nella razionalità strumentale.

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