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Shakespeare. Poemetti. Venere e Adone, Lo stupro di Lucrezia

In modo delicato, a cominciare dalla magnifica sua traduzione, e pure nel contesto di un’allegoria cui mai viene meno, che mai tradisce, egli rende plastico e verosimile il dramma d’amore. Malosti è sempre solo, ovvero uno e trino: è il pacato narratore, è il riluttante oggetto del desiderio, è l’invasata Venere, un femminiello napoletano-pasoliniano, ora gentile, ora pazzo, furioso, possente. Scende e sale lungo la sua china emotiva, sia corporalmente che vocalmente, in un vortice ininterrotto, in un, ancora una volta, secondo il suo stile, dionisiaco schioccare di baci, baci che, come ho detto, uccidono, sono essi i segni ineluttabili del voluttuoso e tragico destino. Quello che si ascolterà nel CD Audio è “Shakespeare. Venere e Adone” in concerto, la versione dello spettacolo che ha debuttato nel dicembre 2007, ottenendo nel 2009 il premio della associazione Nazionale Critici di Teatro (ANCT). L’alta densità musicale dello spettacolo, grazie anche al lavoro sul suono del premio UBU 2104 G.u.p. Alcaro, ci ha convinto a tentare di proporne una versione senza scena, se non quella, ricchissima, sonora.

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