Il principio della committenza nell’arte non è mai scomparso. Se non è più dei Papi o dei Principi è della politica, dei mercati, o comunque della realtà, dei suoi dettami su ciò che si deve o non si deve considerare come urgente, necessario, attuale. La committenza è dei codici invisibili del consenso. La distinzione allora non è tra artisti puri e impuri, tra chi si dichiara libero senza davvero esserlo e chi è sfacciatamente integrato, al servizio del potere di turno. La distinzione è tra chi intimamente si conforma al mondo in cui agisce e chi trova un modo per andarsene restando.
A partire dal carcere come campo d’indagine, questo libro apre una riflessione più ampia sul rapporto tra arte e istituzioni proponendo un breviario di principi, pratiche e scelte attraverso cui l’arte può misurarsi con il potere senza lasciarsene definire.