L’opera di Alberto Cortés, per la prima volta pubblicata in Italia (traduzione a cura di Teresa Vila), celebra l’umano tra vulnerabilità e resistenza. Con una parola «diabolica», l’autore esplora desiderio e marginalità, attraversando con delicatezza le profondità dell’anima.
L’Ardore invoca un tessuto politico radicale: una comunità di corpi al limite che sabota la norma accendendo un fuoco in grado di annullare il confine tra vita e morte e di rendere immortali le comunità emarginate, gli adolescenti, gli anziani, i queer.
One night at the Golden Bar è una crudele contesa in cui l’amante si disarma continuamente di fronte all’altro, cercando al contempo di proteggerlo in un gioco di specchi dove l’identità è messa di continuo in discussione.
Analphabet percorre la dimensione del mito, di un «fantasma romantico» che appare al tramonto a una coppia di amanti che sta discutendo sulla spiaggia, per raccontare la sua storia e cantare canzoni. Il testo esplora il tema della violenza intra-genere nelle relazioni queer, segnate dall’eredità patriarcale.